Glossario



A

Accessibilità

Indica il requisito fondamentale che garantisce l'utilizzo di uno strumento informatico o lo svolgimento di una attività da parte dei cittadini in qualsiasi circostanza e a prescindere dalla propria condizione fisica. (Fonte: Glossario - Agenda Digitale Italiana- sito del Ministero dello Sviluppo Economico http://www.sviluppoeconomico.gov.it)


Action Planning

È uno strumento di progettazione partecipata di origine anglosassone, utilizzato per individuare i problemi e le necessità di un particolare territorio attraverso il coinvolgimento della comunità locale. Questa metodologia favorisce il coinvolgimento di tutti i partecipanti e consente ad ognuno di esprimere le proprie idee in maniera anonima e libera. La Action Planning si articola in diverse fasi: 1) si rivolgono a tutti i partecipanti domande di carattere generale in merito all’ambito territoriale in esame e si procede all’elenco degli aspetti positivi e negativi; 2) Si invitano gli abitati ad esprimere delle previsioni relative ai cambiamenti programmati nel prossimo futuro; 3) la fase conclusiva mira alla definizione di alcuni principi guida volti ad assicurare una conclusione propositiva e costruttiva del processo.


Analisi dei Costi Benefici (Cost-Benefit Analysis-CBA)

E’ una stima dei costi relativa ai benefici ottenibili da diversi corsi di azione, progetti, investimenti. Una prima trattazione dell’Analisi Costi-Benefici risale al 1844, nell’ambiente dell’Ecole des Ponts et Chaussée, la scuola per ingegneri civili francese. Jules Dupuit ne traccia gli elementi di base nel numero 8 della rivista della scuola, De la mesure de l’utilité des travaux publiques, Annales des Ponts et Chaussées, n°8, 1844. Il primo manuale CBA è anch’esso di scuola ingegneristica; l’US Army Corps of Engineers utilizzò una prima analisi multi-criteri costi-benefici per valutare i progetti per il controllo delle risorse idriche, che poi servì per la redazione del Flood Control Act, del 1936, e del primo manuale CBA: US Army Engineers, The green book, Washington D.C., Government Printing Office, 1950. Per una storia della CBA, in particolare in Italia, e dei suoi recenti sviluppi. Fonte: cfr. Pennisi, La Valutazione Economica in Italia, scaricabile da www.sspa.it/allegati/1209/RIV34-Pennisi ed altri scritti dello stesso autore per la Scuola di Specializzazione in Pubblica Amministrazione.


Apreciative Inquiry

È un approccio alla costruzione dei percorsi partecipati che segue un’impostazione diversa da quelle tradizionali. Il percorso partecipato secondo questo approccio si sviluppa in quattro fasi: discovery; dream; design; destiny. Nella fase di discovery (scoperta) le persone sono impegnate, normalmente attraverso un’indagine sul campo che si sviluppa in una serie di interviste volte ad apprezzare ciò che di buono e positivo c’è nella comunità su cui si sta lavorando. Nella fase dream (sogno) i partecipanti sono chiamati a sognare ciò che intendono realizzare a partire dagli aspetti positivi identificati. Con il design (realizzato) si programmano le azioni necessarie ad implementare il tutto. Attraverso queste quattro fasi la comunità locale partecipa alla costruzione ed allo sviluppo del progetto attraverso un percorso di apprendimento basato sull’apprezzamento di ciò che di buono la caratterizza.


Assemblee dei cittadini

Si tratta di una famiglia di strumenti, tra i più noti vi sono:
- Citizens’ Summit (by America Speaks – by Danish Board of Technology)
- Voting Conference (by Danish Board of Technology)
- Citizens’ Hearing (by Danish Board of Technology)
- Town Meeting (vedi voce dedicata)
Tutti questi tipi di strumenti si distinguono nel coniugare una discreta qualità deliberativa, quindi dialogo e confronto interattivo, con una buona rappresentatività. In genere prevedono una fase di breve presentazione dell’oggetto, agevolata anche da documenti e letture, consegnate, precedentemente all’incontro, ai partecipanti. Le comunicazioni possono essere variamente dirette: p.e. nel Citizens’ Summit le comunicazioni vanno dai partecipanti (cittadini) verso i politici (che si pongono come uditori dei cittadini), nella Voting Conference, vi è una fase in cui parlano dei portavoce degli attori, ed esprimono le proprie posizioni controverse su vari aspetti della questione, poi una terza parte di cittadini a campione esprime le proprie, infine i cittadini raccolti in assemblea votano le priorità di azione (e i risultati pur garantendo l’anonimato, compaiono per categorie, p.e. politici, esperti, cittadini). Nel Citizens’Hearing si alternano fasi di discussione in plenaria e fasi in gruppo, e si giunge attraverso discussioni e votazioni delle priorità, a definire un elenco di priorità e posizioni comuni. Tutti questi strumenti possono coinvolgere dai 200 ai 1000 partecipanti. Una Assemblea dei Cittadini di base può prevedere un campione di circa 100-150 cittadini. Si articola la giornata o la serata in sessioni. Ogni sessione prevede un intervento di un portavoce per ogni posizione rispetto all’oggetto, o un suo aspetto, in discussione. Le posizioni possono aggregare anche più attori. Si può creare anche un piccolo campione di cittadini (circa 15 persone) che, costituito prima dell’evento, esprime una propria posizione rispetto allo stato della discussione. Alla fine degli interventi dei portavoce ci possono essere alcuni interventi dei partecipanti all’assemblea (in tempi e modi molto regolati e strutturati). Infine i membri dell’Assemblea votano le posizioni e/o le priorità. Anche qui le tecnologie informatiche possono fornire un importante supporto per migliorare l’efficienza, l’affidabilità, la sicurezza e l’estensione dello strumento. Fonte: http://www.tekno.dk, http://americaspeaks.org


Attori

Sinonimi: soggetti organizzati, portatori di interessi o di posizioni, actors, acteurs, stakeholders, parties prenantes.
Gli attori possono essere persone fisiche, gruppi di persone fisiche o persone giuridiche, in grado di mobilitare risorse chiave (economiche, culturali o politiche) relative alla questione in discussione. Possono essere proprietari di immobili, titolari di diritti d’uso, investitori, imprese profit o no profit, enti pubblici funzionali (fornitori di sapere esperto e talvolta di pareri vincolanti


Atti negoziali

Tutti gli atti e/o documenti negoziali sottoscritti nell’ambito del processo di partecipazione.

B

Bilancio partecipativo

Il Bilancio Partecipativo (Orçamento partecipativo, Presupuesto Participativo, Budget participatif Participatory Budget, Bürgerhaushalt) nasce dall'esigenza di coinvolgere i cittadini nelle scelte sulla destinazione delle spese di investimento dell'amministrazione comunale e di ripartirle in modo trasparente ed equilibrato. Il bilancio partecipativo (orçamento participativo) è stato introdotto nella città di Porto Alegre (Brasile) nel 1989, in seguito alla vittoria elettorale del Partido dos Tabalhadores. Nel corso degli anni il processo è stato più volte modificato, ma non è mai stato interrotto (neanche dopo la sconfitta del PT nel 2005). Il bilancio partecipativo di Porto Alegre nasce dall'esigenza di coinvolgere i cittadini nelle scelte sulla destinazione delle spese di investimento dell'amministrazione comunale e di ripartirle in modo trasparente e equilibrato tra i 16 quartieri della città.
È stato dimostrato che la pratica del bilancio partecipativo ha avuto l'effetto di ridurre le sperequazioni tra le diverse zone della città, favorendo i quartieri più popolosi e meno dotati di servizi (Gret e Sintomer 2002, Baiocchi 2003, G. Allegretti 2003). Dato il successo e la notorietà dell'esperienza di Porto Alegre, la pratica del bilancio partecipativo si è diffusa, sia pure con numerose varianti, in 170 città brasiliane (Avritzer 2006), in numerose città latinoamericane (Vasconez e Bossano 2006) ed europee (Sintomer et al. 2005, Ganuza 2006). In Italia forme (tra loro diverse) di bilancio partecipativo sono state adottate da diversi comuni.I bilanci partecipativi si svolgono nel corso dell'anno solare e si riproducono da un anno all altro.
Il Bilancio Partecipativo, si è diffuso dal 2000 anche in molti paesi europei, tra essi spicca l’Italia, in cui viene organizzato dal 1994 dal Comune di Grottammare (Ascoli-Piceno), uno dei primi casi in Europa. Il Bilancio Partecipativo contempla la consultazione della popolazione sul Bilancio di Previsione del Comune, per quote che vanno dal 2-3 %, fino al 25%. I partecipanti in genere non sono selezionati a campione ma possono partecipare potenzialmente tutti, anche se le percentuali non sono altissime. Nel Bilancio Partecipativo originario di Grottammare e in quelli della prima generazione, la consultazione non prevedeva una fase separata con gli attori, ma direttamente i cittadini/individui, ed ognuno parlava sempre a titolo personale. In casi più recenti vengono organizzati tavoli separati con le categorie organizzate (sindacati, associazioni).
Le fasi del Bilancio Partecipativo richiedono diversi incontri in archi temporali lunghi, in genere di un anno, il ciclo comunemente necessario per definire e valutare gli investimenti fatti. Ci sono fasi di discussione, confronto, selezione e votazione delle priorità. È un metodo che – almeno nelle sue proposte originarie – presenta alcuni problemi di rappresentatività (la porta aperta esclude alcune quote di cittadini) e di inclusione degli attori, precludendo la capacità degli strumenti di partecipazione di creare risorse nuove e non soltanto limitarsi a distribuire quelle esistenti. Riferimenti: Quaderni della Partecipazione 01>09, RER.

C

Camminata di quartiere

E' un metodo di progettazione partecipata urbanistica che può essere utilizzato quale tecnica di ascolto attivo del territorio. L'idea di fondo è quella della valorizzazione dei saperi non-esperti, la presa di coscienza che il rapporto tra le persone e i loro luoghi di vita sia di vitale importanza nella trasformazione del territorio. Sondare "con gli occhi" delle persone del luogo il territorio, superare approcci top-down in vista della creazione di un clima di collaborazione e di reciproco ascolto tra la popolazione e gli altri attori coinvolti. Cercare di allargare il processo di progettazione anche a settori di popolazione che solitamente non partecipano.
La Camminata di Quartiere consiste in una passeggiata/ biciclettata con discussioni sui luoghi più stimolanti o significativi e precedentemente alla camminata è necessario portare avanti un'attività di outreach, magari correlata ad interviste o assemblee in modo da creare un clima di fiducia tra gli attori e favorire così la partecipazione.


Citizen jury (Giuria dei cittadini)

La citizen jury, sviluppata sin dagli anni ’70 da N. Crosby (Crosby e Nethercut 2005, 112; Smith e Wales 2000), è una pratica deliberativa molto diffusa. Si tratta di un processo che consente ai decisori di conoscere l’opinione informata dei cittadini su una questione controversa. A questo scopo viene selezionato casualmente, mediante un campione stratificato, rappresentativo della popolazione di riferimento riguardo ad una serie di caratteristiche (ad es. età, genere, istruzione) rilevanti rispetto alla specifica questione dibattuta. I giurati sono esposti a informazioni attraverso vari canali (documentazione fornita dagli organizzatori, testimonianze delle parti interessate e/o di esperti), nonché a interazioni discorsive (analogamente a quanto avviene prima in aula e poi in camera di consiglio in un vero procedimento giudiziario statunitense). In quanto ‘tecnica’ deliberativa, il valore della giuria di cittadini sta nella sua capacità di produrre un ‘verdetto’, ovvero una risoluzione condivisa, relativamente al quesito cui è chiamata a dare risposta (charge) . Il verdetto, di solito basato sul consenso di tutti i membri, costituisce il documento finale. Adatto per questioni conflittuali, richiede una buona preparazione (nella governance) costituita da Advisory Board e Comitati di Garanzia (TdN e/o CdP) che ne negoziano le impostazioni e ne controllano lo svolgimento. Fonte: http://www.jefferson-center.org/


Codecisione

La codecisione è una delle forme di partecipazione alla quale si ricorre quando l’amministrazione e i cittadini e/o le organizzazioni formalizzate e non formalizzate, sono chiamati a prendere insieme una decisione condivisa. Questa forma di partecipazione può essere prevista da un procedimento normativo oppure può essere stabilita con atti ufficiali dall’amministrazione.


Consensus building

Con il termine Consenus Building (o anche Trasformazione dei conflitti), si ricomprende una famiglia di metodologie inizialmente proposte dall’Harvard Negotiation Project e riprese da altri centri di ricerca, che consentono di affrontare situazioni di conflitto. L’obiettivo è affrontare queste situazioni con l’intento di trasformarle, portando le persone ad assumere un punto di vista comune cercando di raggiungere un accordo che offra vantaggi a tutte le parti in causa (mutual gains). La base teorica è costituita dall’idea che la negoziazione possa essere svolta in modo integrativo o creativo, lavorando sugli interessi anziché sulle posizioni delle parti, spesso con l’assistenza di un mediatore.


Consensus conference

È un metodo ideato dal Danish Board of Technology, sviluppato per affrontare in particolare i temi più delicati e complessi che riguardano la scienza e le sue applicazioni tecnologiche. La sua preparazione coinvolge un gruppo di esperti e lo svolgimento prevede un evento in cui un campione di cittadini (14-16 membri) si impegna a prepararsi per tempo sulla questione e a discuterla in una conferenza finale con esperti, politici, funzionari pubblici e amministratori di imprese o organizzazioni. Nella fase preparatoria che richiede due weekend, il panel dei cittadini si confronterà sul tema e si preparerà per la conferenza, richiedendo materiale specifico ai curatori del processo e richiedendo i testimoni esperti necessari (circa 25 esperti). Nel weekend conclusivo gli esperti risponderanno alle domande del panel, dopodiché il panel si riunisce e formula un documento finale sul quale deve raggiungere il consenso di tutti i membri. Il giorno successivo il documento verrà presentato agli esperti che potranno intervenire nuovamente e correggere eventuali errori. Infine il documento verrà discusso con la stampa e il pubblico in generale.
Fonte: http://www.tekno.dk


Consultazione

La consultazione è una tipologia di strumenti attraverso cui i soggetti sono chiamati solo a fini consultivi e/o informativi.


Consultazione preventiva

La consultazione preventiva è una delle forme di partecipazione alla quale si ricorre quando l’amministrazione, dovendo decidere su una data politica / progetto / procedimento, sceglie di consultare preventivamente i cittadini e/o le organizzazioni formalizzate e non formalizzate, per comprenderne gli interessi e le aspirazioni, le idee, ecc. attivando il processo di partecipazione.


Consultazione successiva

La consultazione successiva è una delle forme di partecipazione alla quale si ricorre quando l’amministrazione ha già deciso una data politica / progetto / procedimento e sceglie di consultare i cittadini e/o le organizzazioni formalizzate e non formalizzate, per sapere cosa ne pensano, per informarli ed eventualmente ridurre le occasioni di conflitto. Spesso (in particolare nei casi di gestione di conflitto) si verifica che la consultazione successiva attivando processi partecipativi, avvii ad una decisione finale condivisa.


Creative problem solving

L’approccio Creative Problem Solving si sviluppa in quattro attività:1)Analisi dei problemi; 2) Definizione dei problemi; 3) Proposta di idee-progetto; Progettazione.
Alla base dell’approccio Creative Problem Solving c’è l’idea che, per migliorare la creatività di un gruppo sia prima di tutto necessario dare più spazio all’immaginazione ed ai contributi di ciascun partecipante, per poi procedere in un secondo momento alla selezione degli stessi. Per questo ciascuna attività è caratterizzata da due diverse fasi di lavoro: Fase divergente: è la fase di esplorazione e ricerca. Serve ad ampliare il modo di guardare e pensare, aiutando un gruppo a prendere in considerazione un numero più elevato di possibili alternative. A partire da un esame di ciò che si conosce, si sviluppa attraverso la sistematica aggiunta di nuovi elementi e dati che consentono di guardare in modo diverso a ciò su cui si sta ragionando.
Fase convergente: è la fase delle scelte e delle decisioni a partire dall’analisi dei dati raccolti nella fase divergente, attraverso la progressiva semplificazione del ragionamento ed identificazione degli elementi più rilevanti, porta il gruppo a scegliere di lavorare su una cosa piuttosto che un’altra.
Questo approccio si rivela particolarmente utile ogni qualvolta sia necessario prendere delle decisioni non convenzionali, caratterizzate da un alto grado di innovatività. Fonte: www.loci.it.
Il termine si potrebbe tradurre con ‘imputazione’, termine che peraltro nella lingua italiana ha un’accezione troppo forte; in realtà, in una citizen jury nessuno è sotto accusa.

D

Débat public francese

In seguito alle virulenti proteste delle popolazioni locali contro il tracciato della linea ad alta velocità del TGV Lione-Marsiglia, il governo francese decise che la progettazione delle grandi opere dovesse essere sottoposta preventivamente a un dibattito pubblico tra tutti i soggetti interessati. Con la legge Barnier del 1994, parzialmente modificata nel 2002, fu istituita un autorità indipendente denominata Commission Nationale du Débat Public, che ha il compito di aprire il dibattito pubblico su tutti i progetti preliminari di grandi infrastrutture che posseggono determinati requisiti. Il dibattito dura quattro mesi e concerne non solo le caratteristiche del progetto, ma anche l'opportunità di realizzare l'opera. Il Dibattito pubblico è preceduto da un ampia campagna informativa tra la popolazione coinvolta; ad esso partecipano tutte le associazioni e i gruppi che lo desiderano. Al termine del dibattito pubblico il presidente della commissione redige un rapporto in cui illustra gli argomenti pro e contro emersi nel corso dei quattro mesi. Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il proponente dell'opera deve comunicare se intende mandare avanti il suo progetto, modificarlo o ritirarlo. Fonte: Blatrix 2002, Fourniau 2003, Mansillon 2006.


Deliberazione

La deliberazione è una tipologia di strumenti attraverso i quali i soggetti sono chiamati a decidere insieme o comunque ad agire congiuntamente su un determinato fine o ad adottare congiuntamente un atto finale.


Democrazia deliberativa

La democrazia deliberativa (definita anche modello di confronto) è ampiamente utilizzata per analizzare esperienze concrete (Fung e Wright 2003) o per proporre metodologie di intervento (Gastil e Levine 2005), l'essenza della democrazia non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, o nella negoziazione tra interessi dati, ma nella discussione fondata su argomenti (deliberation, in inglese) tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto. Le esperienze pratiche che si richiamano alla democrazia deliberativa si fondano su due pilastri: da un lato l'uso del confronto argomentato, dall'altro l inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dall’oggetto della discussione. In questo modello è implicita una concezione della democrazia di tipo procedurale. I sostenitori della democrazia deliberativa non sono indifferenti agli esiti, ritengono che la partecipazione possa generare soluzioni migliori, più in sintonia con i bisogni di tutti i soggetti coinvolti e a diffondere il senso di appartenenza alla collettività.


Democrazia partecipativa

La democrazia partecipativa, (definita anche modello di pressione) è il modello sostenuto dai movimenti sociali ed è riscontrabile nelle esperienze latino-americane, a partire dal bilancio partecipativo di Porto Alegre (secondo la declinazione movimentista e latinoamericana) è un ideale politico dove è implicita una concezione della democrazia di tipo prevalentemente sostanziale. Da questo modello, infatti, ci si aspetta che la partecipazione sia in grado di produrre una maggiore giustizia sociale, di porre un freno ai grandi interessi o di introdurre qualche cambiamento nel modello di sviluppo.

E

EASW - European Awarness Scenario Wororkshop

La metodologia European Awarness Scenario Workshop (EASW) nasce in Danimarca all’inizio degli anni ’90. Nel 1994 è stata adottata ufficialmente, promossa e diffusa dal programma Innovazione della Commissione Europea per stimolare la progettualità partecipata, negoziata, consensuale e dal basso tra grandi gruppi di attori locali. L’EASW è una metodologia che pone una particolare attenzione al ruolo dello sviluppo tecnologico, invitando gli attori di una comunità a interrogarsi sui possibili obiettivi cui indirizzarlo e sulle concrete modalità di azione da mettere in campo a tal fine. A livello pratico la metodologia EASW si articola in tre fasi fondamentali: lo sviluppo di scenari; la mappatura degli stakeholder e organizzazione locale; il workshop EASW – sviluppo delle visioni ed elaborazione di idee. Le prime due fasi sono preparatorie al workshop e coinvolgono generalmente un gruppo ristretto di partecipanti per lo più tecnici ed esperti sul tema trattato: in sostanza da un lato si tratta di elaborare scenari ipotetici tenendo conto di due principali dimensioni relative a “come” saranno risolte le situazioni locali e su “chi” dovrà occuparsene, dall’altro identificare gli attori chiave che prenderanno parte al workshop, all’interno di quattro categorie: amministratori/politici; tecnici/esperti; settore economico; società civile. Il workshop può durare uno o più giornate ed è coordinato una uno specifico team di facilitazione. Si articola in due fasi: l’elaborazione di visioni future e lo sviluppo di idee e azioni. Nella prima fase, a ciascuna delle quattro categorie di attori partecipanti è chiesto di sviluppare visioni relative ad un futuro possibile da qui a dieci anni. Nella fase plenaria di discussione ci si confronta sugli scenari avanzati dalle diverse categorie e si individuano i temi più significativi su cui concentrare l’attenzione nel corso della seconda fase. A questo punto si individuano quattro gruppi tematici e a composizione mista tra le diverse categorie di attori. Ricorrendo a sessioni successive di brainstorming e a tecniche di negoziazione ciascun gruppo giunge a elaborare un numero rilevante di idee e di possibili modalità di realizzazione, tra cui ne seleziona un massimo di cinque da presentare nella sessione plenaria di chiusura del workshop. Durante tale sessione, dopo la presentazione di ciascuna idea, una votazione finale di tutti i partecipanti individua le cinque idee più significative, da realizzare attraverso piani di azione congiunti. Fonte: guida alla progettazione partecipata: http://db.formez.it/


E-democracy

I processi e le metodologie che utilizzano le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni. Fonte: La partecipazione in poche parole. Un piccolo glossario dei concetti guida, delle metodologie, degli strumenti e delle tecniche per partecipare. Regione Emilia-Romagna servizio Informazione Educazione Ambientale.


E-government

Per e-Government (letteralmente amministrazione elettronica) si intende l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle Pubbliche amministrazioni, coniugato a modifiche organizzative e all’acquisizione di nuove competenze al fine di migliorare i servizi pubblici (destinati sia ai cittadini sia alle imprese) e la partecipazione alle scelte di natura pubblica. L’e-Government è uno strumento per rendere più efficace e più efficiente il settore pubblico aiutandolo a far fronte all’esigenza contraddittoria di offrire servizi più numerosi e di migliore qualità con meno risorse.
Fonte: http://moodle.self-pa.net/risorse/supporto.aspx?k=3


E-learning

Il termine sta per Electronic Learning. Indica l’erogazione di materiali formativi attraverso gli strumenti dell’informatica e della comunicazione tecnologica, in particolare utilizzando Internet, Intranet, il satellite e i Cd-Rom. L’e-learning nasce in prima battuta dall’integrazione di due diversi campi di sperimentazione delle tecnologie didattiche: la formazione a distanza, con le sue caratteristiche emotive e cognitive, e il Computer Based Training, ossia lo studio del computer come tecnologia didattica di autoistruzione. Si individuano due generazioni dell’e-learning. La prima generazione è focalizzata sulla distribuzione di contenuti a richiesta, AnyWhere, AnyTime, via rete ad utenti posti a distanza. L’aspetto centrale di questo approccio è la personalizzazione del percorso formativo, soprattutto rispetto alle variabili logistiche (tempi, luogo, ritmo di studio). La seconda generazione ha preso le mosse dalla ricerca e lo sviluppo di strumenti tecnologici e metodologici finalizzati al recupero del “contatto umano” attraverso il supporto didattico (tutoring) e il cooperative learning, e dalla ricerca di metodologie per la progettazione di materiali didattici sempre più flessibili rispetto alle prerogative cognitive e situazionali dell’utenza.
Fonte:http://moodle.self-pa.net/risorse/supporto.aspx?k=3


Empowerment

Pur avendo accezioni specifiche in diversi ambiti di applicazione, il termine empowerment può essere inteso come "accrescere la possibilità dei singoli e dei gruppi di controllare attivamente la propria vita". L'empowerment si realizza quando si affermano opportunità e possibilità per tutti (azioni positive), a partire dai soggetti più deboli, svantaggiati, poveri ed emarginati, affinché costoro si emancipino rispetto ad una condizione che li rende subalterni e passivi, inibendo l'attivazione delle loro potenzialità (vedi capitale umano ). Empowerment è un processo che integra azioni dall'alto verso il basso e viceversa, ossia combina "attribuzione" e "conquista" di maggior potere nelle comunità sociale di appartenenza.
Fonte: http://ag21.comune.fi.it/glossario.htm#e


Ente titolare della decisione

Si intende l’ente pubblico territoriale (Regione e enti locali, anche in forma associata, e loro circoscrizioni) a cui è demandata la competenza decisionale in merito ad una questione in un determinato spazio territoriale.


Esclusione sociale

L’esclusione sociale viene intesa come forma di deprivazione materiale e di fragilità che non riguarda esclusivamente la povertà economica e il disagio estremo, ma anche carenze rispetto ai legami familiari e sociali, ai sistemi abitativi, alla formazione o all’integrazione lavorativa e sociale. Si tratta, di un fenomeno prodotto dall’interazione di una pluralità di fattori di rischio che, limitando le capacità delle persone, ne mettono a repentaglio l'integrità e impediscono loro di raggiungere un livello adeguato di qualità della vita. L’esclusione sociale può implicare l'esclusione dai processi decisionali e di elaborazione delle politiche che hanno un impatto sulla loro vita e dall'accesso al mercato del lavoro, all’istruzione e formazione, ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria e ai servizi abitativi. Fonti:
http://transcultura.cliro.unibo.it/materiale/glossario.asp#E http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/poverty_social_exclusion_en.htm

F

Facilitatori

Il Facilitatore è una figura neutrale rispetto agli interessi dei diversi attori, applica una procedura di lavoro strutturata e garantisce che la discussione sia sempre finalizzata a un risultato comune. Il facilitatore fa uso di tecniche di comunicazione interpersonale e di visualizzazione, che facilitano la comprensione reciproca dei partecipanti, e la mediazione o la negoziazione delle diverse posizioni sulla questione in discussione.


Forma di partecipazione

Per forma di partecipazione si intende il momento in cui viene attivato il processo di partecipazione rispetto alla decisione finale dell’amministrazione competente.


Forum on line

Ambiente di comunicazione in rete di tipo asincrono; in genere consiste in Bacheche su cui è possibile lasciare dei messaggi, discutere con altri, scambiarsi opinioni e confrontare idee. Fonte: http://moodle.self-pa.net/risorse/supporto.aspx?k=3


Figure professionali (a sostegno del processo partecipativo)

Nel processo di partecipazione si fa spesso ricorso a specifiche figure professionali, come: Facilitatori; Mediatori; Moderatori; Esperti o specialisti della partecipazione; Animatori sociali o territoriali.


Future scenario/Participatory Scenario Building Workshop/(Future) Search Conference

La Search Conference, ideata da Eric Trist e Fred Emery del Tavistock Institute di Londra, alla fine degli anni cinquanta, è stata poi sviluppata e integrata da altri studiosi e si è sviluppata in diverse forme. Oggi comprende una famiglia di strumenti in cui i partecipanti sono invitati, in gruppi e in riunioni plenarie, ad pensare ed elaborare azioni, per raggiungere obiettivi. Il percorso di elaborazione e discussione può essere indotto da domande su eventi passati o su desideri sul futuro, sulle conseguenze prevedibili, sulle modalità di costruire azioni coerenti. Sono in genere strumenti che richiedono ai partecipanti interi weekend di lavoro.

G

GOPP

Il metodo GOPP (Goal Oriented Project Planning), così come altri approcci o strumenti ispirati al Quadro Logico, nasce a partire dagli anni ‘60 da un insieme di tecniche e di strumenti elaborati nel quadro delle attività di progettazione di enti e agenzie dedite alla cooperazione allo sviluppo. Il GOPP è un metodo che facilita la pianificazione e il coordinamento di progetti attraverso una chiara definizione degli obiettivi e si inquadra in un approccio integrato denominato PCM (Project Cycle Management) e diffuso nel 1993 dalla Commissione Europea come standard di qualità nelle fasi di programmazione, gestione e valutazione di interventi complessi.
Durante il ciclo di vita di un progetto il GOPP può essere utilizzato:
- nella fase di identificazione e definizione, per analizzare i problemi, stabilire possibili soluzioni, obiettivi, risultati, attività e indicatori di monitoraggio e valutazione (costruzione dell’albero dei problemi e dell’albero delle soluzioni);
- nella fase di attivazione e progettazione esecutiva, per chiarire la suddivisione dei compiti tra i vari attori coinvolti e per fare eventuali adattamenti (costruzione del logical framework);
- nella fase di valutazione e verifica del progetto in corso d’opera, per condividere eventuali adattamenti qualora siano emersi problemi o nuove opportunità;
- nella fase di valutazione finale, per verificare il raggiungimento degli obiettivi e individuare eventuali suggerimenti per successivi miglioramenti e progetti futuri.
Da un punto di vista organizzativo un workshop GOPP prevede il coinvolgimento di circa una decina di persone, individuate tra gli attori-chiave che hanno un ruolo cruciale per il successo di un progetto, e di un facilitatore, e può avere una durata di uno o più giorni. È una metodologia che fa largo utilizzo delle tecniche di visualizzazione: si utilizzano grandi fogli di carta adesiva affiancati su una parete e i partecipanti, seduti a semicerchio, lavorano, dall’analisi dei problemi alla proposta di soluzioni, con dei cartoncini colorati nei quali possono scrivere i loro suggerimenti secondo le fasi della metodologia. Tali idee una volta inserite sulla parete adesiva possono essere visualizzate da tutto il gruppo che può spostarle o aggregarle secondo le esigenze. L’utilizzo di tale tecnica può portare a rafforzare la comunicazione e la convergenza di gruppi di lavoro, ed è particolarmente efficace per analizzare i problemi, suggerire proposte evidenziare rischi, ed elaborare soluzioni in tempi relativamente ristretti. Fonte: guida alla progettazione partecipata db.formez.it/fontinor.../guida%20progettazione%20partecipata.pdf


Governance

La governance è il processo con il quale vengono collettivamente risolti i problemi rispondendo ai bisogni dl una comunità sociale. Si ha una buona governance quando nella comunità sociale le azioni del governo (come strumento istituzionale) si integrano con quelle dei cittadini e le sostengono. La governance si attua con processi di democrazia attiva che catalizzano e facilitano un processo continuo di empowerrment e cambiamento. La governance si basa sull'integrazione di due ruoli distinti: quello di indirizzo programmatico (governo) e quello di gestione e fornitura di servizi (strutture operative ed amministrative). Un governo è strumento di buona governance quando applica principi, mutuati dalla nuova cultura imprenditoriale, per il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei cittadini: centralità del cliente-cittadino, capacità di creare visioni condivise sulle prospettive di sviluppo (anticipazione e gestione proattiva dei cambiamenti), comportamenti amministrativi (missioni) coerenti con tali visioni, definizione di risultati attesi e gestione snella per realizzarli, apprendimento continuo, apertura al mercato, partecipazione e non gerarchia, conferimento di responsabilità e potere alle varie componenti del sistema sociale, perseguendo federalismo, frattalismo, flessibilità ed apertura organizzativa - networking e partnership. Fonte:http://ag21.comune.fi.it/glossario.htm


Gruppi vulnerabili

Gruppi con un rischio di povertà ed esclusione sociale più elevato rispetto al resto della popolazione. Minoranze etniche, immigrati, disabili, senzatetto, tossicodipendenti, anziani e bambini isolati spesso si scontrano con difficoltà che potrebbero condurre a un’ulteriore esclusione sociale, come ad esempio bassi livelli di istruzione, disoccupazione o sottoccupazione. Fonte:http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/vulnerable_groups_en.htm

I

Inclusione

L’inclusione dei cittadini nei processi decisionali degli enti pubblici può manifestarsi, in positivo, mediante l’apertura delle istituzioni alla partecipazione o, in negativo, mediante lo sviluppo di conflitti che le amministrazioni non riescono a gestire e risolvere. (Luigi Bobbio e Gianfranco Pomatto Partecipazione e Conflitti nella provincia autonoma di Trento Maggio 2008) Il tema dell’inclusione della società civile nella formulazione delle politiche pubbliche è emerso negli ultimi decenni come una qualità importante della democrazia in relazione all’indebolimento della legittimazione fornita dalle elezioni, alla crisi dei partiti politici e delle forme tradizionali di rappresentanza. Di fronte a questi fenomeni si può pensare che le istituzioni rappresentative abbiano bisogno di un supplemento di legittimazione che può essere fornito dall’interlocuzione diretta con i cittadini.


Inclusione sociale

Processo che garantisce alle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale le opportunità e le risorse necessarie per partecipare alla vita economica e sociale, in modo da assicurare loro un tenore di vita considerato accettabile nella società in cui vivono. Fonte:http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/poverty_social_exclusion_en.htm


Istanze e Petizioni

Per istanze si intendono segnalazioni formali, richieste, proposte, in forma scritta, sottoscritte da uno o più cittadini, ed inviate all’ente locale. Le petizioni sono comunicazioni formali, richieste, proposte, in forma scritta, elaborate da un comitato promotore e sottoscritte da un certo numero di cittadini, a cui si chiede l’adesione. Il raggiungimento del numero minimo di sottoscrizioni consente alla comunicazione di essere presa in carico dall’ente locale come una petizione. Istanze e petizioni sono regolate dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali.

M

Mediatori

I Mediatori sono figure che hanno un ruolo nella soluzione negoziata e pacifica di controversie e di facilitazione della comunicazione e della relazione tra le parti attraverso opportune tecniche, suggerimento di soluzioni, predisposizione dell’accordo finale.


Mediazione sociale

Per mediazione sociale si intende un procedimento finalizzato a far evolvere dinamicamente una situazione di conflitto, aprendo canali di comunicazione che si erano bloccati. La mediazione sociale è, quindi, una procedura di gestione dei conflitti tra i membri di una comunità in base alla quale il mediatore, quale terzo imparziale, assiste le parti in conflitto facilitandone la comunicazione, guidando la loro negoziazione e orientandole verso la ricerca di accordi dio reciproca soddisfazione. Fonte: Le istituzioni del federalismo. Regione e Governo locale, L'esperienza della mediazione civile e commerciale in Emilia - Romagna- Gli scenari dei conflitti: comunità, scuole, imprese/Ana Uzqueda)


METAPLAN

Il metodo Metaplan nasce e si diffonde in Germania negli anni ’70 grazie al lavoro dei fratelli Wolfgang ed Eberhard Schnelle. Si tratta di un metodo di facilitazione particolarmente attento alla gestione dei processi di comunicazione nei gruppi di lavoro, basato sulla raccolta di opinioni dei partecipanti e la loro successiva organizzazione in blocchi logici fino alla formulazione di piani di azione in cui sono evidenziate problematiche rilevate e possibili soluzioni. Fonte: guida alla progettazione partecipata http://db.formez.it/guideutili.nsf/1bac62e165abd03cc12570bd002a765b?OpenView&Start=1


Modalità di coinvolgimento

Sono svariate le modalità per coinvolgere i cittadini nelle scelte pubbliche. La partecipazione ha un infinità di facce e varia a seconda dei problemi da affrontare e del contesto in cui si opera. Le esperienze partecipate tendono a disporsi lungo un continuum rappresentato da due poli: democrazia partecipativa; democrazia deliberativa.


Moderatori

I Moderatori sono esperti che si occupano di gestire le comunicazioni e le interazioni tra i partecipanti ai forum.

N

NIMBY

Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile") si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L'atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull'ambiente locale.

O

Organizzazioni di rappresentanza

Organizzazioni rappresentative di interessi già formalizzate (ad esempio associazioni di tutela dei consumatori, associazioni di categoria, sindacati, ecc..).


Organizzazioni non formalizzate

Soggetti organizzati per lo specifico scopo-tema della partecipazione, come ad esempio comitati, movimenti, gruppi, ecc..


Origine inclusione

Con origine dell'inclusione si indica la natura generale del processo di partecipazione, distinguendo il processo in base ad una connessione o non connessione con una situazione conflitto. Se il processo si attiva in una situazione di conflitto, questo si definisce “gestione di conflitto”, mentre in tutti gli altri casi (anche di partecipazione attivata dopo la decisione dell’amministrazione) si definisce “partecipazione”.


Open Space Technology (OST)

Ideato da Harrison Owen , il cosiddetto OST è un metodo che si è diffuso rapidamente, anche in Italia. E’ un metodo che permette di far emergere il protagonismo individuale e una spontanea coesione di gruppo, molto efficace nel portare a termine gli obiettivi, se l’organizzazione che promuove l’OST è davvero convinta di andare fino in fondo. I partecipanti possono variare da 20 a 500 o più soggetti. Nella sua forma ortodossa si svolge in un weekend. Non richiede un alto numero di personale specializzato perché i gruppi possono facilitarsi da soli. Le discussioni possono portare anche ad una selezione progressiva delle idee e a piani di azioni concreti e chiari. Risente del problema della rappresentatività perché non prevede una selezione dei partecipanti a campione e raramente riesce a coinvolgere un alto numero di persone. Tuttavia integrato con altri strumenti è un ottimo strumento per far emergere idee creative e protagonisti in grado di realizzarle.
Si articola in una plenaria iniziale con il mercato delle idee, una bacheca sulla quale vengono proposte dai partecipanti i titoli delle idee da discutere nei gruppi. Le fasi di gruppo sono libere e ognuno può spostarsi liberamente. L’instant report consiste in una sintesi dei verbali che viene consegnato ai partecipanti poco dopo la fine delle sessioni e, quello finale, a conclusione dei lavori. (Owen, H. (2008), Open Space Technology, Milano: Genius Loci).
È un metodo particolarmente adatto per esplorare le criticità di una situazione all’avvio del processo partecipativo.


Outreach

Termine di origine anglosassone che indica, nei processi di partecipazione, una metodologia che consiste “nell’andare a consultare le persone piuttosto che aspettare che esse vengano da noi”. Si tratta di una forma di consultazione informale, diretta, che si svolge nell’ambiente di vita delle persone che vengono incontrate per discutere ma anche per ascoltare i loro suggerimenti. Tale metodo è talvolta in grado di entrare in rapporto con soggetti altrimenti difficilmente coinvolgibili.

P

Participatory action research (PAR)

Il Participatory action research (PAR) è uno strumento di azione sociale nel quale la produzione di conoscenza è connessa e finalizzata al cambiamento sociale, sempre partecipato e condiviso. Le finalità generali di un intervento di PAR sono la promozione della partecipazione piena delle persone e dei soggetti coinvolti e il cambiamento partecipato della comunità locale. Gli strumenti che si utilizzano sono diversi e spesso simili ad altri tipi di metodologie, dalle interviste ai focus group, ma anche questionari, narrazioni e racconti autobiografici, osservazioni etnografiche. Il dato comune è una ridefinizione dei ruoli, professionali e non, che vengono coinvolti in una circolarità produttiva e creativa. La ricognizione sociale è una ricerca azione breve ed agile, finalizzata a un primo passaggio sul territorio specifico che consente agli attori sociali coinvolti di attivare poi azioni e interventi condivisi.


Partecipazione

La partecipazione è il “Relazionamento della società con le istituzioni” (Allegretti, 2006), ovvero interventi di espressioni dirette della società nei processi di azione delle istituzioni che attivano processi di inclusione. La partecipazione è un modo per ridare alle istituzioni una capacità di risposta ai problemi quotidiani dei cittadini comuni, dal momento che, se è vero che le esperienze partecipative possono essere promosse o richieste dal basso è vero anche che richiedono qualche forma di intervento attivo da parte delle istituzioni.


Percorso di partecipazione

Le tappe salienti del processo di partecipazione e modalità seguite.


Planning for real

È una tecnica che consente ai cittadini di partecipare a un processo di riqualificazione urbana lavorando su un plastico del quartiere e di esprimere le loro preferenze giocando delle carte. Ciò consente loro di simulare le trasformazioni in modo facilmente comprensibile per tutti.


Processo Partecipativo

Ai sensi della legge regionale 3/2010 dell’Emilia-Romagna (art. 10 c.3) per processo partecipativo si intende un percorso di discussione organizzata che viene avviato in riferimento ad un progetto futuro o ad una futura norma di competenza delle Assemblee elettive o delle giunte, regionali o locali, in vista della sua elaborazione, mettendo in comunicazione attori e istituzioni, al fine di ottenere la completa rappresentazione delle posizioni, degli interessi o dei bisogni sulla questione, nonché di giungere ad una mediazione o negoziazione, ricercando un accordo delle parti coinvolte sulla questione oggetto degli atti in discussione. (art. 10 c.4) Il prodotto del processo partecipativo è un documento di proposta partecipata di cui le autorità decisionali si impegnano a tener conto nelle loro deliberazioni. Con il loro atto deliberativo le istituzioni danno conto del procedimento e dell’accoglimento di tutte o di parte delle proposte contenute nel documento di proposta partecipata. Qualora le delibere si discostino dal documento di proposta partecipata le autorità decisionali devono darne esplicita motivazione nel provvedimento stesso.


Progettazione partecipata

La progettazione partecipata è una tipologia di strumenti attraverso i cui i soggetti sono chiamati ad elaborare elementi di discussione comune e/o a progettare idee da condividere. La progettazione partecipata prevede la compartecipazione di progettisti e di coloro che saranno fruitori dell’oggetto o del luogo che si sta progettando.

R

Referendum

Il referendum ha origine nei plebisciti dell’antichità. Nelle sue forme moderne, dunque nel contesto delle democrazie liberali, prende avvio tra il XIX e il XX secolo, in Svizzera, in Francia e in circa la metà degli Stati dell’Unione americana. Risente della crisi democratica della metà del XX secolo e riprende negli anni settanta, diffondendosi in vari stati del Mondo, soprattutto Europa, nei paesi anglosassoni e sudamericani.
I referendum sono regolati dalla Costituzione e dagli Statuti e dalle leggi dello Stato, delle Regioni e dai regolamenti degli Enti Locali.
Il referendum, come strumento di democrazia diretta o partecipativa, può essere adottato così come regolato dalle norme, oppure essere adattato al contesto con una procedura ridisegnata. Nel primo caso, l’esito del referendum può avere maggiore forza giuridica nei confronti delle autorità che devono recepirlo, ma può risultare anche molto costoso (perché gli ambiti territoriali sono definiti rigidamente, sempre troppo grandi o troppo ristretti) e scarsamente rappresentativo (perché essendo definiti rigidamente, gli ambiti territoriali possono comprendere parti di residenti poco coinvolti dalla questione ed escluderne altre al contrario molto coinvolte – inoltre anche la definizione di cittadino residente esclude alcune fasce di età giovanile, residenti stranieri, persone di passaggio, utenti o turisti, ecc…). Nel secondo caso, pur non avendo forza giuridica, la sua procedura può essere meglio disegnata e contestualizzata, risparmiando risorse e migliorando la rappresentatività (capacità di fornire una buona rappresentazione statistica della popolazione).
Il referendum è considerato un ottimo strumento che permette di avere buona rappresentatività della popolazione su poche posizioni chiare, non richiede molto tempo e permette un basso sforzo di spostamento ai partecipanti, permette una massima semplicità di espressione, dunque non richiede particolari capacità comunicative ai partecipanti. È generalmente uno strumento di chiusura del processo. Rimane uno strumento generalmente costoso, soprattutto nella fase di spoglio, con un grado variabile rispetto alle esigenze di controllo reciproco degli attori coinvolti. Tali costi possono essere fortemente ridotti con l’ausilio delle tecnologie informatiche e il voto online, che i referendum personalizzati possono tranquillamente utilizzare. Si tratta di definire bene con gli attori del TdN, e magari testarle prima di organizzare il referendum, l’ambito territoriale, le forme e le procedure di voto e verifica. Fonte: Uleri P.V. (2007), Referendum e iniziative popolari, in: Pasquino, a cura di, Strumenti della democrazia, Bologna: Il Mulino.

S

Soggetti partecipanti

Sono i soggetti coinvolti nel processo di partecipazione. Possono essere: Singoli cittadini (in generale, singoli soggetti);Organizzazioni di rappresentanza; Organizzazioni non formalizzate.


Sondaggio deliberativo

Ideato nel 1988 dal prof. Fishkin, isprirandosi alla democrazia ateniese e al sondaggio moderno di George Gallup, è sorto per adattare ad una società moderna le pratiche di democrazia degli antichi, dimostrando come i cittadini, se hanno la possibilità e il tempo (Fishkin prevede una remunerazione per i partecipanti) per discutere tra loro e informarsi (negli eventi è possibile interpellare politici o esperti di varie fazioni) si formano un’idea, cambiano certe idee preconcette e spostano le proprie posizioni di opinione iniziali.
Dopo un primo sondaggio, esteso, si invita un sotto-campione a partecipare ad un evento, in cui si può discutere in gruppi e fare domande ad esperti. Dopodichè si sottopone nuovamente al sondaggio, il campione che ha partecipato all’evento. L’ultimo sondaggio fornisce un orientamento ai decisori, più maturo e responsabile, e viene divulgato attraverso i media con funzioni di sostegno alla eventuale decisione.
Fonte:http://cdd.stanford.edu/polls/ - (Deliberative Poll by James Fishkin – Centre for Deliberative Democracy, Stanford University).


Stakeholders

Enti, organizzazioni, gruppi o individui che hanno un interesse diretto o indiretto in un intervento di sviluppo o nella sua valutazione.
Fonte: glossario del Ministero dello Sviluppo Economico


Stima di Impatto Sociale (Social Impact Appraisal – SIA)

Spesso surrogata con varie forme di sondaggio di opinione, si tratta di un’indagine sociale che può adottare vari metodi o strumenti. Per l’Analisi d’Impatto Sociale, sebbene esistano studi anteriori al 1969, la prima volta che viene definito questo strumento è il 1973, durante le discussioni attorno alla progettazione dell’oleodotto Trans-Alaska, USA, (vedi Burdge, R., J., A conceptual approach to Social Impact Assessment, Middletown, Social Ecology Press, 1995; Burdge, R., J., A Community Guide to Social Impact Assessment,, Social Ecology Press, 2004).


Strumenti di partecipazione

- Forum on line / strumenti di e-democracy / blog: si tratta di strumenti che consentono un’interazione a distanza attraverso l’utilizzo di sistemi informatici di comunicazione (internet).
- Riunioni pubbliche (indipendentemente dal loro nome): si tratta, indipendentemente dal fatto che siano tavoli, riunioni, incontri “forum tematici”, seminari, ecc., di incontri “vis a vis” fra titolare della politica o dell’impresa e dei soggetti privati partecipanti (cittadini, organizzazioni, ecc.).
- Partecipazione documentale: si tratta di ipotesi in cui non vi è un confronto diretto fra amministrazione/impresa e cittadini/organizzazioni, bensì ci si limita a richiedere / consegnare documenti scritti (partecipazione a distanza).

T

Tecniche/metodologie di partecipazione

Alcuni metodi sono indicati soprattutto nelle fasi iniziali del processo: servono per definire i problemi, per farsi un'idea, per riflettere sulle proprie e le altrui posizioni, per aiutare i partecipanti ad ascoltarsi. Altri metodi si propongono di favorire un'interazione costruttiva tra i partecipanti, sulla base di diversi presupposti. Alcuni di essi cercano di indurre i partecipanti a essere lungimiranti, a fare ipotesi sul futuro: si tratta dei metodi basati sulla costruzione di scenari (es. Action Planning, EASW,…). In questi casi, gli interessi e i conflitti più immediati possano essere messi tra parentesi, quando si ragiona su un futuro che riguarda tutti gli appartenenti a una data comunità.
Altri metodi cercano di aiutare le persone, meno abituate a parlare in pubblico o a fare ragionamenti complessi, a capire i problemi e scegliere tra soluzioni alternative in modo intuitivo: si tratta dei metodi basati sulla simulazione. I problemi vengono presentati in una forma facilmente accessibile e le scelte si svolgono in un contesto di gioco, come nel caso di Planning for Real. Altri metodi ancora scommettono sulla spontaneità, lasciando ai partecipanti la definizione dei temi da trattare e delle soluzioni da individuare, come nel caso dell'Open Space Technology. Vi sono poi specifiche tecniche pensate per gestire i conflitti che inducono i partecipanti a trasformare giochi a somma zero in giochi a somma positiva, come avviene per la famiglia di approcci che passa sotto il nome di consensus buiding o di trasformazione dei conflitti. Esistono infine tecniche, come il 21th century town meeting che consentono un interazione di tipo non assembleare tra un numero molto elevato di partecipanti.


Tecnologie informatiche per la partecipazione

Le tecnologie informatiche hanno già trovato largo diffusione nell’agevolare l’accesso all’informazione pubblica, la sua diffusione, e il confronto, ma possono trovare vari campi di applicazione anche nell’implementazione degli strumenti partecipativi: - Elaborazione: accesso ai database della popolazione ed elaborazione statistica per la elezione dei campioni;
- Visualizzazione (slide, video, maxi schermi e video-conferenza);
- Votazione in compresenza;
- Questionari prestampati e lettura elettronica automatica degli stessi;
- Votazione tramite touch pad, o key pad (pulsantiere) direttamente dalle proprie postazioni;
- Votazione online;
- Questionari preformati su pagine web da compilare e inviare;
- Sondaggi preformati su pagine web;
- Geolocalizzazione: visualizzazione cartografica del territorio con possibilità di segnalazione localizzata, integrabile con fotografie e descrizioni fornite dall’utente e votazioni di priorità dei segnaposto;
- Resoconti istantanei (possibilità di redigere e stampare, alla fine di ogni sessione di discussione, i resoconti o i verbali delle discussioni);
- Estensione via web-tv, radio, social network, degli uditori e delle interazioni a distanza, durante e/o dopo le sessioni in compresenza.


Town Meeting

Erede del Town Meeting del New England, risale al 1620. Si articola in vari tavoli di discussione, composti da 8-10 persone, con un facilitatore e un verbalizzatore. La sua variante Electronic prevede l’utilizzo delle tecnologie informatiche per la visualizzazione dei temi, dei risultati delle discussioni. Dopo la discussione sulla domanda, vengono formulate alcune opzioni (come quelle di un questionario a risposte chiuse) e richiesto ai partecipanti di esprimere una propria preferenza, attraverso varie modalità, che di solito garantiscono l’anonimato (vedi tecnologie informatiche).
Le sue varianti sono:
- New England Town Meeting;
- Electronic Town Meeting (ETM);
- 21st Century Town Meeting (by America Speaks).
Come concetto potrebbe entrare nella famiglia delle Assemblee dei Cittadini, perché può coinvolgere anche alcune centinaia (in certi casi migliaia) di persone, e permette in genere una equa e discreta qualità della discussione per ogni singolo partecipante, agevolata dalla discussione informale nel piccolo gruppo, con la sensazione di incidere su una più vasta platea.


21th Century Town Meeting

Il 21th Century Town Meeting è uno strumento, inventato dall'associazione America Speaks (Gastil e Levine 2005), che permette di svolgere una discussione e di prendere decisioni a un vasto gruppo di persone (alcune centinaia o alcune migliaia). I partecipanti si raccolgono in un'unica sede e si riuniscono in piccoli gruppi (10-12 persone) assistiti da un facilitatore. Ogni gruppo ha a disposizione un computer collegato in rete che trasmette i contenuti della propria discussione a un istanza centrale che li rielabora e li ripropone all’intera platea. È possibile conoscere in tempo reale le opinioni dei partecipanti mediante lo strumento del televoto. La selezione dei partecipanti può essere fondata sul sorteggio, su inviti o può essere volontaria.

V

Valutazione del ciclo di vita LCA-Life Cycle Assessment

La LCA è un’analisi – stimata - degli input e degli output di un processo produttivo di beni e servizi. Alla fine degli anni sessanta il Resource and Environmental Profile Analysis e poco dopo altri centri di ricerca americani svolgono i primi studi di Analisi del Ciclo di Vita (LCA); nel 1969 viene condotto il primo studio multi-criteri LCA, commissionato da Coca Cola Co. ad Harry E. e Teastley Jr., finalizzato alla scelta della nuova bottiglia (in plastica o vetro) e l’eventuale recupero (a perdere o a rendere); esso viene pubblicato solo parzialmente su “Science Magazine” nell’aprile del 1976 (vedi, Assies, J. A., Life Cycle Assessment in a Historical Perspective. In: Pedersen, B., Environmental Assessment of Products: A Course on Life Cycle Assessment. UETP – EEE, Helsinki, 1993).
I passaggi di costruzione di questi strumenti sono sensibili e richiedono assunzioni spesso arbitrarie o comunque politicamente condizionabili: lo scoping, cioè i confini del sistema da considerare, la scelta delle fonti (base dati, serie storiche, metodi di rilevazione), i range di semplificazione, ecc.

W

WEB 2.0

Termine utilizzato per indicare uno stato dell'evoluzione del World Wide Web rispetto alla condizione precedente. Si tende a indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra il sito e l'utente… Fonte: Glossario Agenda Digitale Italiana - sito del Ministero dello Sviluppo Economico http://www.sviluppoeconomico.gov.it.


WORLD CAFE’

Il World Cafè è una metodologia che permette la discussione in piccoli gruppi su tematiche proposte dal facilitatore. I partecipanti possono spostarsi da un tavolo all’altro per ascoltare le idee che sono state discusse anche ad altri tavoli. Ciò permette una reale contaminazione e condivisione di idee e proposte e favorisce lo sviluppo di idee creative ed innovative.

L'osservatorio della partecipazione è realizzato da Ervet s.p.a su incarico della Regione Emilia-Romagna - Credits

Via Morgagni, 6 - 40122 Bologna tel. 051/6450411 - P.I. 00569890379 - fax 051/6450310 - e-mail: partecipazione@ervet.it